Una smart city dai capelli grigi

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Questo articolo è comparso sul Corriere della Sera del 26 giugno 2012 e potete leggerlo qui.

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PROGETTI PER IL FUTURO DI BRESCIA
Una smart city dai capelli grigi
Esiste anche un digital divide anagrafico. Una criticità particolarmente rilevante per l’Italia, Brescia compresa. La smart city deve essere a misura di tutti. Anche degli anziani

Nella smart city, tema emergente nel dibattito pubblico bresciano, la priorità da affrontare si chiama digital divide , che potremmo tradurre come esclusione dall’accesso. Una gamma complessa di fattori (spesso interdipendenti) di natura economica, culturale e sociale determinanti per la partecipazione alla città intelligente. L’ultimo rapporto del Wef (World Economic Forum) intitolato «Vivere in un mondo iperconnesso» piazza l’Italia al 48° posto su 142 Paesi. In Europa siamo 26esimi dopo Croazia e Montenegro. Ancora nel 2011 il 50% degli italiani non era connesso, meno del 30% aveva internet a casa ed erano ben 2,3 milioni i cittadini senza rete. Un numero che sale a 23 milioni (quasi il 40% della popolazione) se si considera l’ultra-broadband, ovvero la velocità di connessione pari o superiore a 100Mb/s. Nonostante ci sia ancora chi si ostina a non ammetterlo, la Società dell’informazione e della conoscenza gestisce tutto attraverso Internet: formazione, lavoro, affari, relazioni sociali, servizi, informazione, intrattenimento. Dunque, l’esclusione dalla rete è una forma di esclusione sociale.

DIGITAL DIVIDE ANAGRAFICO -Esiste anche un digital divide anagrafico. Una criticità particolarmente rilevante per l’Italia e, di conseguenza, anche per Brescia. La smart city deve essere a misura di tutti. Anche degli anziani. Progetti nazionali come il più noto «Navigare insieme» di Telecom Italia fino ad «Avoicomunicare», suggeriscono alcuni ambiti in cui la smart city può assistere con efficienza la vita degli anziani in città. Tra questi: un Internet ad hoc per pagamenti, spesa online, informazioni; la prevenzione da truffe e furti attraverso progetti di teletutela; sportelli e servizi con precedenza; agevolazione a servizi pubblici di socialità, mobilità e assistenza; monitoraggio sanitario efficiente soprattutto in momenti e situazioni critiche (come i mesi più caldi); gestione a sistema di spazi per la socialità; e, ultimo ma non meno importante, un coinvolgimento nella progettazione della smart city per tener conto delle loro esigenze.

L’ESPERIENZA BRESCIANA – Renzo Rozzini, direttore del dipartimento medico della Poliambulanza ha oltre 30 anni di esperienza in campo geriatrico. Le tecnologie per i senior lui le divide tra fruibili e invisibili. Tra queste, un sempre più massiccio intervento dei controlli all’interno delle abitazioni con apparecchiature di telemedicina e telesoccorso; la monitorizzazione degli ambienti, dei letti domiciliari e un complesso progetto che potremmo definire «badante elettronica». Emblematico uno spin-off partito dall’università circa 5 anni fa per il monitoraggio a distanza di valori come saturazione, glicemia, battito cardiaco. «In generale, anche il più ambizioso e promettente tra i progetti, senza una direzione, si perde per strada. Le intuizioni vengono mutuate da esperienze collaterali. Ma al momento non hanno una massa critica dirompente e coinvolgono percentuali minime di popolazione. Il cambiamento però arriverà presto, quando la generazione dei baby-boomer, i nati dopo il 1945, entreranno nella fascia d’età caratterizzata da cronicità e bisogno di assistenza. Loro non sono nativi digitali, ma hanno imparato. Confido che per loro la politica stia già lavorando in meglio, per tutelarli con progetti e strategie ben più generose e inclusive».


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