Tutti i nemici della smart city

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Questo articolo è comparso sul Corriere della Sera | Brescia il 21 giugno 2012 e potete leggerlo qui .

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PROTOCOLLO E IMPEGNI PER LA LOGGIA
Tutti i nemici della smart city
«Brescia sarà smart. La prospettiva è ampia. I tempi molto meno. Indiscrezioni ufficiose parlano di bandi a metà luglio. I soldi sono tanti: 700 milioni. Ma se si rinasce smart, bisogna farlo con determinazione»

La strada è presa. La decisione anche. Brescia sarà smart. La prospettiva è ampia. I tempi molto meno. Indiscrezioni ufficiose parlano di una pubblicazione dei bandi molto più vicina del previsto. Prima metà di luglio, al più tardi. I soldi sono tanti: 700 milioni. Il ritardo da recuperare è molto, perché ci sono città che i linguaggi della ripresa che nasce sul digitale li parlano da tempo.
Se si rinasce smart, bisogna farlo con determinazione. E anche qualche accorgimento. Il primo, indispensabile: non confondersi le idee. Mobilità ed energia sono due cardini, certo. Ma non sono le sole componenti della città smart. Prima di tutto, le infrastrutture digitali. Poi la riforma dei canali di dialogo tra pubblica amministrazione e cittadini con l’innalzamento qualitativo degli open data. Quindi la convergenza di piattaforme di investimento in progetti ad alto contenuto tecnologico in grado di restituire in breve tempo alla città ricchezza sia in termini di reddito che di forme di lavoro innovative, adatte a una generazione che dell’intelligenza e della creatività fa la sua materia prima.
L’obiettivo è costruire «un distretto della tecnologia, con la contaminazione tra pubblico e privato, tecnologia e impresa, per rendere tutto il nostro territorio un grande laboratorio»: questo ha dichiarato l’assessore all’industria, artigianato e commercio della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi al festival dell’Economia. Parole che vorremmo sentir pronunciare ad alta voce anche dal governo della nostra città. Perché Brescia, con le sue peculiarità territoriali, con la sua storia d’impresa e con i molti progetti già presenti sul territorio può essere una grande officina per un futuro intelligente made in Italy.
La città smart non è solo una bella idea. Deve funzionare. Se ci sono soldi da andare a prendere, se c’è un futuro da pensare concretamente coniugandolo immediatamente al presente, allora non è più tempo di perdersi in sogni e bei progetti. Quando si parla di virtualità, è necessario essere quanto mai concreti. Nei giorni scorsi gli analisti di Ovum hanno reso pubbliche le principali criticità per il successo delle smart cit y. Prima criticità: la burocrazia. Meglio: il burocratismo, che è causa di frammentazione nei servizi, negli accessi, nel rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadini. Seconda criticità: la vivibilità, che si misura in mobilità, sicurezza, congestione del traffico pubblico e privato. Su questo punto si gioca l’affezione dei cittadini alle iniziative della smart city. Come dire: se mi fa muovere meglio, allora ben venga l’autostrada digitale. Terza criticità: quella che Ovum definisce la logica del silos, ovvero la prospettiva accentratrice dei grandi player che tendono ad accumulare e dirottare risorse, talenti e iniziative su macro progetti pensati per aree estese. Un modus operandi necessariamente poco incline a misurarsi con i feedback degli utenti nonché poco duttile rispetto alle reali esigenze del territorio. Che la distanza sia quella del proprio quartiere o dell’intera provincia, la smart city deve nascere con la prospettiva di rispondere a tutte le aspettative dei suoi cittadini. Perché il vero segreto della città intelligente è il coinvolgimento attivo.


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