Ago 14 2017

Perché non dobbiamo scambiare Facebook per un social network

shapeimage_2
[questo articolo lo trovate anche sul blog del Corriere della Sera a questo link]

Discuto spesso del fatto che ci sia stata un’epoca non lontana in cui il web relazionale era un posto migliore in cui interagire. Le motivazioni a supporto di questa tesi sono moltissime: si era di meno ad essere spesso connessi, era più difficile aprire uno spazio di pubblicazione autonoma (sito, blog, profilo), esisteva maggiore rispetto per la netiquette, ovvero quell’insieme di norme che regolano la comunicazione con gli altri attraverso la rete.
Non voglio mentire: credo che questa sia una sciocchezza, uno di quegli inganni della nostalgia che ci fa apparire migliore qualcosa solo perché appartiene al nostro passato al quale siamo sopravvissuti senza traumi evidenti.
Uno dei cardini del web relazionale era proprio offrire a tutti uno spazio di interazione, rendere semplice la pubblicazione autonoma di contenuti, fare in modo che fossero gli utenti a produrre e diffondere con modalità sempre più immediate contenuti multimediali di interesse e di attualità.
Eppure una differenza evidente con un web d’altri tempi esiste. E Facebook ci aiuta a capirlo meglio di qualsiasi altro posto.

Partiamo dalla base: Facebook è fuori dalla rete Continue reading


Nov 4 2014

Le regole del feedback

feedback2

Questo post lo trovate anche sul sito del Corriere della Sera a questo link.

*

Dai, ormai lo sapete: io sono un’entusiasta della dimensione social della rete. Se sono sincera, sul web interagisco con gli altri molto più che nella vita reale. In rete io faccio di tutto: chiatting (cioè chiacchiero per iscritto), twitting (ovvero: scrivo sms che poi rendo pubblici), blogging (questo è facile: lo sto facendo proprio ora), bidding (ossia partecipo alle aste on line), shopping (questa mi rifiuto di spiegarvela), booking (cioè acquisto od opziono biglietti, alberghi, ingressi e tutto ciò che richiede una prenotazione), partecipo a campagne di crowd founding (cioè acquisto in anticipo prodotti o servizi che mi convincono sulla carta).
Questo però è il web social che non prevede sostanzialmente interazioni oltre lo schermo. Puoi essere gentile e corretto, possiamo diventare amici, magari posso diventare tua follower (un fan interessato ai contenuti che pubblichi in rete), o viceversa.
Però esiste anche un web social in cui dopo la prima interazione virtuale ci si incontra anche nel reale. E io faccio pure quello con lo stesso entusiasmo. Ad esempio, faccio couchsurfing (presto il mio divano o posti per dormire nella mia casa e chiedo ospitalità quando viaggio), scelgo offerte airbnb (cioè prenoto posti dove alloggiare che non sono strutture ricettive tradizionali) e faccio carpooling (ossia condivido la macchina quando viaggio offrendo e/o chiedendo passaggi).

Se state pensando che lo faccio perché voglio risparmiare, avete perfettamente ragione: il web fa risparmiare, e questo è un fatto. Non sono una ragazza ricca e con questa evidenza ho dovuto far pace molti, molti, molti anni fa. Per fortuna, abito in un tempo e in un luogo da cui posso spostarmi per conoscere posti nuovi senza dover organizzare il grand tour della vita o attendere -invano!- il mio viaggio di nozze (spontaneo urrà per l’abbattimento delle frontiere in europa, il passaporto internazionale, i voli low cost).
Il motivo per cui lo faccio, però, è anche un altro: il mondo mi incuriosisce, così come mi incuriosiscono le persone che lo abitano, le loro storie, il modo in cui vivono. Voglio conoscere perché ogni volta che conosco divento una persona migliore: più comprensiva, più ricca (con qualcosa che, a differenza dei soldi, nessuno mi potrà mai sottrarre), più viva.
E la rete, in questo senso, si è inventata uno strumento per aiutarmi in questa continua crescita e per proteggermi da fregature, sòle, bidoni e gente che farei meglio ad evitare. Continue reading


Feb 15 2014

Da Facebook al faccia a faccia

Cosa sta succedendo a Facebook? Solo un paio di anni fa, gridavamo tutti al miracolo: finalmente, il mondo era senza confini, lì dentro potevamo trovarci tutti e ognuno di noi poteva riuscire a gestire una sua rete di contatti.
Due anni dopo, Facebook è lo strumento con cui ci distraiamo di più dal lavoro, con il quale distruggiamo il diritto alla privacy nostro e delle persone che ci sono vicine, che fa fallire le nostre relazioni di coppia, che espone i nostri figli agli sguardi indiscreti degli sconosciuti, che ci trattiene dal partecipare alla vita pubblica, che ci rende sospettosi, intolleranti, divisi. Di più: è la piattaforma che ci ruba immagini e informazioni;  e dove non esiste un’alternativa trasparente e non commerciale è l’unico strumento con cui le community si organizzano e si tengono in contatto.
Il prezzo? La profilazione dettagliata ai fini commerciali, la violazione della privacy, la violazione del copyright, la volgarizzazione e l’appiattimento del dibattito.

Per fortuna, qualcosa sta cambiando. Insieme al crollo del mito della rete come territorio libero in cui il meglio (??) dell’essere umano sorge dalle ceneri tiepide del telespettatore passivo, anche il social network più popoloso del mondo comincia a venirci a noia. Con i suoi pollici al cielo, le sue inter-azioni codificate e la sua continua sollecitazione ad accedere alla nostra intimità si è svelato per quello che è: un invadente spione.
Finché era l’unico, gli è andata alla grande. Ma anche nell’oceano della rete il vento fa il suo giro e i navigatori intelligenti che vedono violati i loro elementari diritti chiedono o creano (a seconda delle loro capacità) altri strumenti per socializzare. Con qualche bella sorpresa da qualche start-up, dalle amministrazioni pubbliche e dagli enti, che si muovono per offrire ai loro cittadini un posto nella virtualità dove mettersi in rete senza mettersi alla mercé di uno spione. Continue reading