Ago 14 2017

Perché non dobbiamo scambiare Facebook per un social network

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[questo articolo lo trovate anche sul blog del Corriere della Sera a questo link]

Discuto spesso del fatto che ci sia stata un’epoca non lontana in cui il web relazionale era un posto migliore in cui interagire. Le motivazioni a supporto di questa tesi sono moltissime: si era di meno ad essere spesso connessi, era più difficile aprire uno spazio di pubblicazione autonoma (sito, blog, profilo), esisteva maggiore rispetto per la netiquette, ovvero quell’insieme di norme che regolano la comunicazione con gli altri attraverso la rete.
Non voglio mentire: credo che questa sia una sciocchezza, uno di quegli inganni della nostalgia che ci fa apparire migliore qualcosa solo perché appartiene al nostro passato al quale siamo sopravvissuti senza traumi evidenti.
Uno dei cardini del web relazionale era proprio offrire a tutti uno spazio di interazione, rendere semplice la pubblicazione autonoma di contenuti, fare in modo che fossero gli utenti a produrre e diffondere con modalità sempre più immediate contenuti multimediali di interesse e di attualità.
Eppure una differenza evidente con un web d’altri tempi esiste. E Facebook ci aiuta a capirlo meglio di qualsiasi altro posto.

Partiamo dalla base: Facebook è fuori dalla rete Continue reading


Feb 7 2017

Il punto sulla Brescia intelligente

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Lo scorso 28 gennaio sul Giornale di Brescia è apparso un bellissimo articolo di Enrico Mirani dedicato ai progetti dell’Agenda Digitale Urbana Brescia 2030 e, più in generale, all’avanzamento del progetto olistico di smart city per Brescia. L’originale lo trovate a questo link.
Io intanto ve lo riporto qui.

Scuole in rete e musei sicuri: avanza la città intelligente

Poter seguire in diretta una lezione in tutte le 106 scuole dell’obbligo cittadine. Misurare il livello dei consumi energetici di un quartiere per favorire il risparmio delle risorse. Garantire l’immediato soccorso agli anziani in caso di emergenza. Vigilare sulla sicurezza dei siti archeologici e dei musei. Fatti concreti e reali, legati alle cose e alle persone, rappresentativi di ciò che significa smart city: città intelligente, internet al servizio dei cittadini per migliorare la loro qualità  di vita. Quelli citati non sono esempi casuali: si tratta di progetti già  in corso a Brescia. La regia è dell’Amministrazione comunale, in particolare del vicesindaco Laura Castelletti. Sua la firma sull’Agenda Digitale Urbana 2030 ovvero il quadro generale degli interventi attuali e futuri per rendere Brescia sempre più smart. «Avendo presente – spiega – che il vocabolario della città  intelligente si basa su alcune parole chiave: nuove tecnologie, condivisione, partecipazione». In pratica: sfruttare al meglio le potenzialità  del digitale lavorando con la società  civile, le categorie economiche, le università  per individuare le esigenze, scegliendo poi le tecnologie più adeguate. Educando all’accesso e all’uso delle stesse. Ma andiamo sul concreto.
Le scuole. Uno dei progetti più interessanti in corso riguarda le 106 scuole cittadine Continue reading


Nov 2 2016

Save the date: 2030, la città che vorrei

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Abbiamo riscritto l’Agenda Digitale Urbana (ADU) del Comune di Brescia.
E lo scorso 25 ottobre l’abbiamo portata in Giunta.
Dentro ci sono un sacco di novità, che sono sintetizzate nel comunicato stampa che qui riporto dal sito del Comune di Brescia.
La prima -e la più decisiva- è che dentro ci sono una serie di obiettivi e azioni concrete tutte integrate in un unico tracciato: quello che ci porterà verso il 2030, orizzonte politico che già masticano tutti i piani internazionali che si occupano di efficienza, di energia, di infrastrutture, di tecnologie, di politiche sociali.
Era doveroso fare un passo coraggioso verso il futuro e dichiarare, almeno per gli aspetti legati all’innovazione, come immaginiamo la nostra città e come vogliamo lavorare per renderla reale (e con una completa integrazione reale e virtuale). Continue reading


Nov 1 2016

Come il web ci sta cambiando

Caucasian woman using cell phone in bed

Caucasian woman using cell phone in bed

Ho sostenuto anche io, per anni, che l’uso che fai di internet dipende dalla persona che sei.
Poi sono diventata mamma.
Osservando i miei figli, mi è sempre più chiaro che non solo la distinzione tra reale e digitale (che ancora fatico a superare) è inadeguata e insulsa, ma anche che la rete non è un ambiente neutro, che la socialità digitale comporta adattamenti nel comportamento e nella relazione di cui non sono in grado di prevedere le conseguenze.
Pur essendo di natura una persona ottimista e praticando per lavoro gli scenari di progresso che la tecnologia e la rete portano con sé, non posso fare a meno di provare un fondo di inspiegabile e indefinibile preoccupazione per il mondo che arriverà entro 15/20 anni, in cui i miei figli adulti mi parranno forse ben più distanti di quanto non siamo oggi io e i miei genitori. Internet non è uno strumento come gli altri perché la relazione mediata tra le persone comporta dei mutamenti anche nell’etica, nella morale e nella politica (che è l’espressione pubblica del nostro modo di immaginare il futuro).
Nei giorni scorsi su Avvenire, Antonio Giuliano ha posto alcune interessanti domande sul futuro della società in rete allo psichiatra Tonino Cantelmi. Qui sotto trovate la versione disponibile anche nel web.

È particolarmente interessante per me l’accento che il prof. Cantelmi pone su due dimensioni della persona: la relazione con lo spirito e la relazione con l’altro. Da un lato, il web confonde Continue reading


Mar 10 2016

UCRONIA o dell’inquietudine della virtualità

Soltanto fino a dieci anni fa, l’idea di poter vivere in una realtà parallela era qualcosa che apparteneva ancora di diritto al mondo della letteratura e della fantascienza. Gli inglesi la chiamano ucronia: una realtà aternativa che non può essere perché non esiste, è un non-tempo (unione dal greco della negazione au- con chrònos).
Oggi, invece, siamo arrivati al punto di diffidare di chi non ha almeno un’altra vita oltre a quella reale.
Questo perché in internet, volenti o nolenti, dobbiamo viverci tutti. E non è una cooptazione volontaria: in rete ci stiamo per lavoro, per avere servizi e documenti, per informarci, per fare acquisti, per conoscere altre persone.

Il 2005 è l’anno in cui chi vive solo nella realtà è diventato “strano”. Perché quello è l’anno in cui è esploso il fenomeno dei social network, cioè dei siti che nascono per l’unico e preciso scopo di far incontrare le persone. Se all’inizio erano un posto conoscersi, discutere e scambiarsi informazioni, i social network sono oggi il luogo in cui più di frequente ci innamoriamo. E sono la prima causa di separazioni e divorzi.
In altre parole: da quando ha conquistato anche l’amore, la rete è il posto che più abitiamo nella nostra vita.
Un posto dove tutte le regole sociali che abbiamo conosciuto e studiato negli ultimi due secolo si sono sovvertite.
Come quella dei piccoli mondi Continue reading


Feb 27 2016

SMART MEETINGS 2016 | BENVENUTI A UCRONIA

Ucronia webInformarsi. Capire. Partecipare. Essere connessi. La tecnologia oggi ci promette di essere al centro di un flusso continuo di informazioni. In altre parole: avere il senso di essere del presente, del qui e ora. Possiamo fare tutto, possiamo sapere tutto, possiamo parlare con chiunque. Ma quali sono gli effetti reali di questo fiume ininterrotto di stimoli sulla nostra vita?
Anche quest’anno, a partire dal 2 marzo tornano quest’anno gli SMART MEETINGS, gli incontri promossi dal Comune di Brescia nell’ambito dell’Agenda Digitale Urbana per comprendere la città del presente e immaginare quella del futuro. Un incontro aperto a tutti, gratuito, per capire con parole semplici il complesso scenario offerto dalle nuove tecnologie.

Gli appuntamenti si terranno il 2, 9 e 16 marzo alle 18, nella White Room del Museo di Santa Giulia. L’ingresso è libero e tutti sono invitati a questi tre tavoli con i protagonisti dell’innovazione che racconteranno se stessi e il loro contributo alla smartness (una parola che racchiude e sintetizza la presenza sistemica della tecnologia a supporto si maggior efficienza, sostenibilità, partecipazione dei cittadini per un generale innalzamento della qualità di vita) delle città e dei territori, dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano.
Il titolo di questa edizione è UCRONIA, un termine che deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (per analogia con utopia che significa “nessun luogo“). Il suo corrispettivo inglese è alternative history (storia alternativa). UCRONIA è il termine che l’Università della California del Sud (University of Southern California) ha utilizzato in uno studio recentemente pubblicato per indicare il momento storico in cui viviamo, ribattezzato “l’età dell’interruzione”. In particolare, nello studio, si legge questa considerazione: Continue reading


Feb 19 2016

Un giro su Marte

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Dico spesso che la tecnologia riesce a farci pensare l’impensabile. Non è solo un prolungamento del nostro corpo e della nostra mente, ma è anche un attivatore di pensiero e un istigatore di fantasie, visioni, ambizioni. Ed è anche quel prezioso mezzo con cui possiamo realizzare e concepire quanto siamo piccoli, relativi, transitori.
L’esempio che qui vi porto è quello di un sito realizzato con un’infografica minimamente interattiva.
Si chiama How far is to Mars? e l’hanno realizzato David Paliwoda and Jesse Williams, appasionati ed esperti di infografica.
Obiettivo: far comprendere la distanza tra noi e Marte.
Una cosa che possiamo leggere in cifre, ma che fatichiamo a immaginare.
Bene. In questo caso, loro hanno utilizzato l’unità di misura del web design: il pixel. E il risultato è davvero efficace. Quindi… mettetevi comodi, date un click e godetevi anche voi il vostro viaggio su Marte!


Lug 12 2015

Oltre la morte c’è solo internet

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Con oltre vent’anni di vita del web relazionale, la domanda ormai è pressante: cosa succede alla nostra vita virtuale quando siamo fisicamente, materialmente, definitivamente morti?
Sul tema dell’eredità digitale o del testamento sui contenuti vi rimando a ben altri contributi.

Io oggi sono affascinata da qualcosa di completamente inatteso, almeno per me.
Qualcosa che, in alcuni casi, ha fatto proprio la strada inversa: è tornato dalla morte alla vita; e ha potuto farlo attraverso la rete.
Sto parlando di lyrikline.org, un sito che raccoglie le voci dei poeti che leggono i loro stessi componimenti.
L’hanno realizzato, come riporta l’informativa che trovate nel footer, la Literaturwerkstatt Berlin con una rete di sostenitori e contributors.
Ve lo dico: io ne sono già dipendente. Non solo per la stima a questo progetto che, nella sua semplicità (è una banca dati di registrazioni audio gratuita e accessibile) fa concretamente della cultura una cosa viva, un bene comune, una testimonianza; ma anche per la capacità di usare il web per annullare le dimensioni (ossia: i limiti) della vita, che sono il tempo e lo spazio.
E anche perché… ma ve lo spiega meglio di me Ceronetti:

La poesia non è staccabile dal proprio suono, o perderà la virtus terapeutica, profilattica e magica, che ne è gran parte. Se una versione in altra lingua non possiede un suono proprio che guarisce, non vale che come indicazione per l’incantesimo da praticare per mezzo del testo originale.

da Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

La poesia è poesia.
E se -grazie alla tecnologia- con lei sopravvive anche il poeta, o anche solo la sua voce, allora oggi è un po’ più eterna di ieri.
Buon ascolto!


Giu 29 2015

Se i neuroni digitali vogliono sognare

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Quanto più mi interesso di tecnologia al servizio della vita quotidiana, quanto più mi imbatto nello stesso cortocircuito: l’ultima frontiera della tecnologia digitale è qualcosa di molto simile al pensiero analogico.
Anche alla fisica del ‘900 è successo: mentre indagava i meccanismi di ciò che non vediamo attraverso la fisica quantistica, è riuscita a dimostrare che la realtà è solo relazione. A livello infinitesimale la materia non esiste in sé, ma solo in relazione ad altra materia.

Qualcosa di simile sta succedendo alla tecnologia. Ovviamente, non la tecnologia in sé, che come ogni cosa nell’atmosfera si usura. Ma la tecnologia di servizio.
Che per il genere umano consiste solo in un servizio possibile: la connessione, lo scambio, la comunicazione.
La tecnologia al servizio della relazione inizia con il miraggio del m2m, il machine-to-machine, la connessione perfetta tra macchine; quella che esclude il fattore umano e, di conseguenza, l’errore umano, il margine di arbitrarietà e di incertezza.
E si conclude con i social network, le estrazioni semantiche, i sentiment: tutti canali che portano allo stesso estuario, quello della congiunzione tra dato ed emozione, tra numero e anima, tra un sistema fisico e uno emotivo.

Le tecnologie e il web abitano il nostro mondo dotate di un’anatomia artificiale e di un funzionamento fisiologico. E come tutti gli organismi dotati di anatomia e fisiologia, si adattano, si espandono, si evolvono. Lo fanno, esattamente come noi, sviluppando una sorta di cervello che non ha un nome ma una sigla: ANNs, acronimo di artificial neuron networks.
L’ANNs è una rete, o meglio un reticolo di neuroni artificiali, che nelle sue più avanzate e ultime evoluzioni è in grado di auto-apprendere e dunque di auto-evolversi.
Ma cosa vuole diventare la tecnologia che cresce? Qual è il suo punto di perfezione, il suo zenit divino, la sua ierofania di frontiera?

E qui arriva la meraviglia. Continue reading


Nov 4 2014

Le regole del feedback

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Questo post lo trovate anche sul sito del Corriere della Sera a questo link.

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Dai, ormai lo sapete: io sono un’entusiasta della dimensione social della rete. Se sono sincera, sul web interagisco con gli altri molto più che nella vita reale. In rete io faccio di tutto: chiatting (cioè chiacchiero per iscritto), twitting (ovvero: scrivo sms che poi rendo pubblici), blogging (questo è facile: lo sto facendo proprio ora), bidding (ossia partecipo alle aste on line), shopping (questa mi rifiuto di spiegarvela), booking (cioè acquisto od opziono biglietti, alberghi, ingressi e tutto ciò che richiede una prenotazione), partecipo a campagne di crowd founding (cioè acquisto in anticipo prodotti o servizi che mi convincono sulla carta).
Questo però è il web social che non prevede sostanzialmente interazioni oltre lo schermo. Puoi essere gentile e corretto, possiamo diventare amici, magari posso diventare tua follower (un fan interessato ai contenuti che pubblichi in rete), o viceversa.
Però esiste anche un web social in cui dopo la prima interazione virtuale ci si incontra anche nel reale. E io faccio pure quello con lo stesso entusiasmo. Ad esempio, faccio couchsurfing (presto il mio divano o posti per dormire nella mia casa e chiedo ospitalità quando viaggio), scelgo offerte airbnb (cioè prenoto posti dove alloggiare che non sono strutture ricettive tradizionali) e faccio carpooling (ossia condivido la macchina quando viaggio offrendo e/o chiedendo passaggi).

Se state pensando che lo faccio perché voglio risparmiare, avete perfettamente ragione: il web fa risparmiare, e questo è un fatto. Non sono una ragazza ricca e con questa evidenza ho dovuto far pace molti, molti, molti anni fa. Per fortuna, abito in un tempo e in un luogo da cui posso spostarmi per conoscere posti nuovi senza dover organizzare il grand tour della vita o attendere -invano!- il mio viaggio di nozze (spontaneo urrà per l’abbattimento delle frontiere in europa, il passaporto internazionale, i voli low cost).
Il motivo per cui lo faccio, però, è anche un altro: il mondo mi incuriosisce, così come mi incuriosiscono le persone che lo abitano, le loro storie, il modo in cui vivono. Voglio conoscere perché ogni volta che conosco divento una persona migliore: più comprensiva, più ricca (con qualcosa che, a differenza dei soldi, nessuno mi potrà mai sottrarre), più viva.
E la rete, in questo senso, si è inventata uno strumento per aiutarmi in questa continua crescita e per proteggermi da fregature, sòle, bidoni e gente che farei meglio ad evitare. Continue reading