Gen 22 2016

Il punto di vista dalla strada

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Provo sempre una fitta al cuore quando leggo i numeri sull’innovazione e le città intelligenti. Non per i numeri in sé, ma perché delle nostre città -che così poco ci appartengono e che abitiamo spesso senza parteciparle- ci si limiti a descrivere la statistica e non la vita. Come, per esempio, se della persona che amiamo dicessimo l’altezza, le misure o il numero di scarpe e non che quando ride per noi è irresistibile o che sa ascoltarci mentre ci lamentiamo con il giusto equilibrio tra comprensione e la spinta a reagire. O se del nostro futuro ci limitassimo a dire quanti anni vogliamo vivere e non che sogni vorremmo realizzare.
Questa per me è stata una lunga e intensa settimana di lavoro. Ma è stata anche una delle settimane più motivanti, perché sono usciti due articoli (entrambi su La Stampa) così belli che non vedevo l’ora di condividerli qui.

Il primo porta la firma di Massimo Russo, che con la scusa di recensire l’ultimo libro di Evgeny Morozov intitolato “Silicon Valley: i signori del silicio” spiega meglio di quanto potrei fare io perché il digitale è politica, il web non è un media neutrale ed esiste una battaglia di diritti che ancora va combattuta e difesa nella vita virtuale come in quella reale. Lo leggete qui.

Il secondo, invece, raccoglie attraverso l’intervista che Carlo Grande fa all’architetto e urbanista Daniel Libeskind una poetica riflessione sul senso umano della città che dobbiamo costruire. La leggete tutta con la dovuta attenzione a questo link.
Io porto con me due passaggi chiave, che qui cito e che quotidianamente faccio miei:

Ogni città richiede soluzioni specifiche, a New York come a Milano. Bisogna ”connetterle” e rispettare il genius loci. Non basta un po’ di verde sui balconi. La città sono le persone, l’empatia, i luoghi d’incontro. Sono il mondo, quello che il mondo produce. I desideri del mondo vengono dalle città: sono imprevedibili, misteriose.

Tanti pensano che la tecnologia risolverà tutti i problemi, ma la cosa che dà speranza è comprendere la complessità umana. Servono meno tecnocrati e burocrati e più poeti, astronomi, letterati, danzatori. Più qualità e meno quantità.

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Nov 26 2015

Un Hangar per l’arte

L'ingresso di Hangar Barcelona

L’ingresso di Hangar Barcelona

Con l’occasione della riunione semestrale del Join Programme, che questa volta si è tenuta a Barcellona, mi sono presa qualche ora per visitare un posto di cui avevo sentito parlare e che, mi era stato detto, avrebbe potuto essere un modello per BREND.
Si tratta di Hangar Barcelona, o meglio Hangar.org: una fondazione che ha come scopo la promozione e la tutela della produzione e della condivisione dell’arte e della creatività, in tutte le sue forme e quale pilastro fondante di una cultura del bene comune e della comunità, come ricorda -con parole loro- il Rapporto 2014:

Aquestes accions han tingut un molt bon resultat i estan conformant una comunitat informal però fidelitzada que ens ajuda a generar un espai on es creuen i es comparteixen sabers i habilitats, un lloc per construir artefactes i discursos de diversa índole en codi sempre obert.

Nata quasi vent’anni fa per volontà dell’Associazione degli artisti catalani (AAVC) è oggi un centro multi-servizio che accompagna e sostiene la nascita e lo sviluppo di progetti d’arte, fornendo agli artisti e ai creativi servizi di supporto, tutoraggio e comunicazione necessaria a farsi conoscere. Qui potete trovare nel dettaglio cosa fa Hangar e come lo fa. Oltre agli atelier e agli spazi comuni, come la cucina o la sala gioco, ci sono aule attrezzate per la formazione, grandi spazi a disposizione degli ospiti, studi e atelier riservati e accessibili 24/7, un laboratorio di elettronica, uno schedario e archivio, postazioni multimediali e una residenza per gli ospiti.
Si accede ad Hangar mediante presentazione di un progetto artistico. Si può avere diritto a una sovvenzione con una piccola somma e l’alloggio gratuito in residenza (in media, tra i sei e i dodici mesi) oppure si può affittare uno studio con un costo compreso tra i 70 e i 150 €.
Hangar ha personale a disposizione che supporta gli artisti, trova esperti e tecnici, li assiste nelle fasi più critiche di realizzazione delle opere. Se poi i creativi necessitano di competenze specifiche, vengono messi in contatto con professionisti con i quali trattano direttamente.
Internamente, c’è anche uno spazio di co-working e un ufficio comunicazione che svolge servizi anche per terzi.

Hangar.org è oggi una fondazione. Continue reading


Nov 10 2014

Il sogno europeo delle Smart Cities spiegato in 3′

Dura 3 minuti e 29 secondi: è il video che il Joint Programme di EERA – una delle pietre miliari del Set Plan europeo, il piano strategico per le tecnologie al servizio dell’efficienza energetica – in cui alcuni dei suoi più illustri e autorevoli componenti raccontano qual è l’orizzonte verso cui tutti stiamo tendendo.
Uso la prima persona plurale perché anche io, nel mio piccolo, contribuisco ormai dal dicembre 2012 a questa bella e vivace “alleanza” di ricercatori e università che si stanno impegnando per il futuro.

Il video è frutto di un anno di interviste e riprese di più fronti sui quali si muove EERA: il coordinamento viennese, le istituzioni europee, le sedi nazionali, i centri di ricerca e il tavolo delle città (di cui faccio parte).
L’originale lo vedete sul sito di EERA a questo link.

Lasciatemelo dire: è proprio un bel video.
Di più: è un bel video che parla di un presente pieno di energia per un futuro più luminoso e comunque possibile.


Mar 29 2014

La città insensibile

Soul, Jaume Plensa

Nelle moderne forme urbane, in modo forse meno evidente, è assente quell’esperienza che Guy Debord definisce “non rappresentabile”, cioè quella mescolanza di popoli e di attività che possono far percepire l’ambiente come sconosciuto, uno spazio problematico che porta una persona a interrogarsi sul suo habitat. La città, al contrario, è diventata una mappa sempre più chiara di funzioni distinte in spazi segregati. Dal momento che queste divisioni, che sono burocratiche, non producono stimoli, la nostra epoca si configura come quella in cui la forma urbana non favorisce la vivacità dell’esperienza dei sensi.

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