Feb 21 2013

Start o stop?

Claudio Rorato del PoliMI firma per il Corriere Comunicazioni un’interessante ricognizione sulla questione start-up nazionale. Una volta tanto, l’approccio è un po’ più allargato rispetto alla semplice tecnologia (oltre le app c’è di più) o geografia (wikiregioni contro far west tecnologici).
Secondo Roarto e Rangone (anche lui PoliMI) quello delle start-up avrebbe dovuto essere il naturale orizzonte di una nazione da sempre caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese (oltre il 25% del totale nazionale) di per sé in grado di rilevare velocemente la domanda e adattarsi al mercato.
Gli ostacoli, che si traducono in un mancato rinnovamento imprenditoriale e di business, sono da attribuire a: Continue reading


Gen 21 2013

Ho perso l’agenda (digitale)

Il Sole 24 Ore pubblica oggi un interessante articolo su un illustre assente del dibattito politico in corso: l’Agenda Digitale.
Che poi significa in realtà molto di più: strategia nazionale sulle infrastrutture di comunicazione, open data, ICT, nuova impresa, e-commerce, dematerializzazione, revisione delle procedure di erogazione servizi nella PA, digital divide, regolamentazione del mercato e del ruolo degli operatori e altro ancora.

Che i politici non siano sempre preparati sul tema lo sappiamo bene. Ma che il tema sia completamente assente dal dibattito politico dopo quanto è successo negli scorsi mesi no, quello è un vero mistero. Anche perché alcune tra le personalità più attive nella promozione di un piccolissimo passo in avanti per l’Italia sono oggi in campagna elettorale. Continue reading


Gen 10 2013

IT: infrastruttura o costo?

Il Corriere delle Comunicazioni riporta i dati dell’insagine condotta da Vanson Bourne che lancia un allarme molto serio per le imprese italiane.
Non si tratta tanto del solito alert sull’arretratezza informatica (soprattutto dei vertici d’impresa), quanto per uno state of mind tutto nostrano:

Il 59% dei Cio interpellati nello studio per l’Italia, ritiene che nonostante il positivo impatto di tecnologie dirompenti, come il cloud computing, il management aziendale continua a non considerare l’IT come un asset autenticamente strategico ma piuttosto come uno dei tanti “costi di esercizio”. I vertici aziendali non sempre comprendono fino in fondo che al di là dei semplici effetti di razionalizzazione ed efficienza, la tecnologia può creare un radicale cambiamento nei processi interni e nel modo di lavorare delle persone. Questa scarsa percezione del valore dell’IT genera un effetto negativo in termini di produttività, flessibilità, tempestività su mercati particolarmente sensibili a servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico.

Non risorsa, non infrastruttura, bensì costo d’esercizio: questa è la valutazione dell’IT nell’impresa nazionale. Ricordando che il cambiamento passa prima di tutto da un fattore culturale, non possiamo fare a meno di chiederci quanto ci penalizza questo atteggiamento.

Il “Global Competitiveness Index” (Gdi), stilato dal World Economic Forum, considera il fattore “technological readiness” quale uno dei dodici pilastri alla base della competitività di ogni Paese. Secondo il Gdi 2012-2013, l’Italia è quarantesima (su 144 nazioni) in termini di preparazione tecnologica, ovvero l’agilità con la quale l’economia è in grado di adottare le tecnologie esistenti per migliorare la produttività. Continue reading


Giu 23 2012

Tutti i nemici della smart city

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Questo articolo è comparso sul Corriere della Sera | Brescia il 21 giugno 2012 e potete leggerlo qui .

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PROTOCOLLO E IMPEGNI PER LA LOGGIA
Tutti i nemici della smart city
«Brescia sarà smart. La prospettiva è ampia. I tempi molto meno. Indiscrezioni ufficiose parlano di bandi a metà luglio. I soldi sono tanti: 700 milioni. Ma se si rinasce smart, bisogna farlo con determinazione»

La strada è presa. La decisione anche. Brescia sarà smart. La prospettiva è ampia. I tempi molto meno. Indiscrezioni ufficiose parlano di una pubblicazione dei bandi molto più vicina del previsto. Prima metà di luglio, al più tardi. I soldi sono tanti: 700 milioni. Il ritardo da recuperare è molto, perché ci sono città che i linguaggi della ripresa che nasce sul digitale li parlano da tempo.
Se si rinasce smart, bisogna farlo con determinazione. E anche qualche accorgimento. Il primo, indispensabile: non confondersi le idee. Mobilità ed energia sono due cardini, certo. Ma non sono le sole componenti della città smart. Prima di tutto, le infrastrutture digitali. Poi la riforma dei canali di dialogo tra pubblica amministrazione e cittadini con l’innalzamento qualitativo degli open data. Quindi la convergenza di piattaforme di investimento in progetti ad alto contenuto tecnologico in grado di restituire in breve tempo alla città ricchezza sia in termini di reddito che di forme di lavoro innovative, adatte a una generazione che dell’intelligenza e della creatività fa la sua materia prima. Continue reading