Smart city: tesi, diffusione, contagio

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Che emozione: oggi ho partecipato al mio primo progetto di tesi sulla smart city.
Lei si chiama Pamela, è una ragazza che studia economia all’Università Cattolica e mi ha chiesto un appuntamento per saperne di più su Brescia Smart City.
Stamattina è venuta a trovarmi. Ci eravamo date un’oretta tra chiacchiere e documenti; invece ce ne abbiamo messe quasi tre. Come al solito, le domande diventano molte e il dibattito apre questioni e scenari.
Siamo rimaste soddisfatte entrambe.
Io perché Pamela ha accettato, una volta completata la tesi, di renderla disponibile alla città; anzi: alla smart city.
Lei perché ha avuto l’impressione che la sua città stia imparando a parlare il suo stesso linguaggio… digitale.

Di progetti di tesi su smart city ce ne sono diversi attivi nelle varie facoltà. Ci aspettiamo crescano esponenzialmente. E gettino le basi per una nuova impresa sul territorio. L’ideale è che la ricerca su smart city venga poi condivisa, che si tratti di una tesi di vision, di un’app, di una website architecture, di business models o business plan d’impresa ICT.
Qualunque sia l’oggetto della tesi, per accrescere il benessere della comunità, occorre sia partecipata.

Un piccolo punto d’orgoglio: Pamela è arrivata da me perché il suo fidanzato ha partecipato alla City Call#1, con un progetto che è stato ammesso alla selezione.

Una bella prospettiva: la smart city che smette di essere solo un’idea e diventa parte della nostra vita, diffondendosi per contagio di testa in testa.


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