Progetti smart e tasche vuote

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Questo articolo è comparso sul Corriere della Sera del 27 luglio 2012 e potete leggerlo qui.

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MIUR, EUROPA, FINANZIAMENTI CARENTI
Progetti smart e tasche vuote
Mentre noi aspettiamo risposte, l’Austria offre un’agevolazione fiscale al 25% per le nuove aziende che vogliono aprire sul suo territorio. La Padania 2.0 è un bel progetto

C’erano tutti martedì 24 luglio in Regione Lombardia. Al tavolo dei relatori sedevano amministrazioni territoriali e governo centrale. Si parlava di bandi Miur. Tre emanati da marzo, due (Cluster e Smart Cities & Communities) ancora in corso. Non ce ne saranno altri: su questo nessun dubbio. Rispondere è importante per costruire una rete che, dall’anno prossimo, renda conto all’Europa. Piaccia o no, la nostra cosa pubblica (pagata con le tasse) non si amministra più solo da Roma, ma risponde a un progetto ben più ambizioso a cui abbiamo aderito un po’ confusamente nel 1951. «Per ogni euro che investiamo in Europa ci tornano 60 centesimi. L’Inghilterra ne ha indietro 1,40» dice il Ministro Profumo. È che «gli altri», i Paesi che sono partiti con noi, a differenza nostra non si sono mai fermati. Quel progetto di Europa sistemica e strutturata immaginata 60 anni fa, in cui la formazione e la ricerca fossero eccellenze in grado di trainare un unico grande incubatore di cervelli al servizio dell’impresa e del benessere comune è naufragata su scogli dai nomi cacofonici: spread, bond, rating, libor. Per recuperare prospettive, i vertici europei chiamano in causa le città.

Horizon 2020 si fonda sul successo del Patto dei Sindaci (Convenant of Mayors), siglato anche da Brescia: l’Europa intelligente ha capito che il globale è un plurale di sistema del locale virtuoso. E su questa linea si è mosso anche il governo tecnico con i bandi emessi dal Miur: fare sistema, creare uno «Store Italia» (parole di Profumo) in cui includere i migliori software da utilizzare sugli hardware presenti in ciascuna realtà territoriale, investire in innovazione ma solo se open, creare convergenza e sinergia tra istituzioni, ricerca e industria. Una prospettiva allettante. Ma con qualche falla. Fondi in primis. In Regione è tutta una profusione di cifre, che volano di bocca in bocca fino alla sbalorditiva cifra di 2 miliardi e 300 milioni. Peccato che sui bandi attualmente in corso meno del 26% sia contributo alla spesa, mentre il resto rimane un poco chiaro «credito agevolato». Peccato anche che dal governo ci si sbrighi a precisare che le coperture non saranno celeri com’è avvenuto sul bando Smart City delle Regioni a convergenza perché «dobbiamo ancora mettere a punto i meccanismi di reperimento delle risorse».

Quindi si chiamano le istituzioni e le imprese a impegnarsi in investimenti da 12 mln (per i cluster) e da 22 mln (per le smart cities & communities). E in cambio? Profumo propone lo «Store Italia». Bello; e poi? I veri problemi per le imprese, dicono i relatori, sono la lentezza burocratica e l’incertezza della giustizia. Così, quando è il momento delle domande, in sala regna il silenzio di chi era lì per aspettare risposte. Insomma: la città deve far sistema con le sue risorse. Cioè le sue imprese. Che – il ministro lo sa – hanno una pressione fiscale al 55%. Intanto che noi aspettiamo risposte, l’Austria offre un’agevolazione fiscale al 25% per le nuove aziende che vogliono aprire sul suo territorio. La Padania 2.0 è un bel progetto. Speriamo di realizzarlo prima che i padani più intraprendenti si trasferiscano oltralpe.


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