Open r|evolution

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La storia insegna che non sono le rivoluzioni caotiche a cambiare il flusso degli eventi.
Quella degli open data sarà per noi italiani, così poco allenati alla trasparenza e alla condivisione, una vera e propria rivoluzione. Della sua portata non sappiamo prevedere le conseguenze e le risonanze, nonché le reazioni e la forza delle opposizioni.
Di certo, il nostro sistema abituato a conservare per preservarsi non vivrà con serenità ed entusiasmo l’onda della raccolta e apertura dei dati, che significano informazioni sulla vita di tutti noi.
Sapere è potere.
E la messa a disposizione di dati mai prima d’ora raccolti e pubblicati di certo istigherà una consapevolezza diversa e un risveglio dell’ambizione. E questo in campo politico, sociale, imprenditoriale.

Oggi su AgendaDigitale.eu appare un bell’articolo, che offre una riflessione ad ampio raggio su quanto sta accadendo.
E lo fa partendo dal consumo di suolo. Perché de minimis la rivoluzione open è proprio questo: spostare lo sguardo dal mezzo (la tecnologia) e dagli strumenti (i dati) per concentrarsi su una grande parentesi apertasi negli ultimi 50 anni: la latitanza di un bene comune condiviso.
Solo se da questa rivoluzione nasceranno nuovi principi il cambiamento sarà utile e duraturo.
Altrimenti, sarà solo una diffusa e fastidiosa manifestazione di soft power.
Estraggo dall’articolo le due definizioni di openess, ovvero:

OPEN DATA > Modelli collaborativi basati sulla partecipazione informata e la condivisione delle conoscenze costituiscono la concretizzazione di questo presupposto. Le linee guida per la condivisione e il riutilizzo del patrimonio informativo delle regioni e degli enti locali vanno fondate sull’ accesso ai dati e sul loro riutilizzo. Si riconosce il diritto ai dati perché i dati pubblici sono di tutti e tutti posso utilizzarli come indicato chiaramente dall’Unione Europea con la direttiva sugli Open data.

OPEN GOVERNMENT > Open Data per accedere alle informazioni, Open Government per partecipare, informati, ai processi deliberativi consentono di incrementare la trasparenza, l’efficienza ed efficacia degli organismi pubblici. Essi migliorano, con il contributo di domande e osservazioni dei cittadini, la capacità della Regione Lombardia e della PA di contribuire alla creazione di un sistema fecondo per l’economia e la società della conoscenza, fattori che rendono competitivo un sistema territoriale nella competizione globale. In un contesto regionale di trasparenza e partecipazione condivisa, un piano di OpenGovernment risulta di primaria importanza per lo sviluppo delle politiche di pianificazione del territorio.
Cardini dell’OpenGovernment sono tutte le tecnologie abilitanti di tipo Open, come l’Open Source Software, gli Open Format, gli Open Data, gli Open Services su infrastrutture Open Cloud.


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