IT: infrastruttura o costo?

Il Corriere delle Comunicazioni riporta i dati dell’insagine condotta da Vanson Bourne che lancia un allarme molto serio per le imprese italiane.
Non si tratta tanto del solito alert sull’arretratezza informatica (soprattutto dei vertici d’impresa), quanto per uno state of mind tutto nostrano:

Il 59% dei Cio interpellati nello studio per l’Italia, ritiene che nonostante il positivo impatto di tecnologie dirompenti, come il cloud computing, il management aziendale continua a non considerare l’IT come un asset autenticamente strategico ma piuttosto come uno dei tanti “costi di esercizio”. I vertici aziendali non sempre comprendono fino in fondo che al di là dei semplici effetti di razionalizzazione ed efficienza, la tecnologia può creare un radicale cambiamento nei processi interni e nel modo di lavorare delle persone. Questa scarsa percezione del valore dell’IT genera un effetto negativo in termini di produttività, flessibilità, tempestività su mercati particolarmente sensibili a servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico.

Non risorsa, non infrastruttura, bensì costo d’esercizio: questa è la valutazione dell’IT nell’impresa nazionale. Ricordando che il cambiamento passa prima di tutto da un fattore culturale, non possiamo fare a meno di chiederci quanto ci penalizza questo atteggiamento.

Il “Global Competitiveness Index” (Gdi), stilato dal World Economic Forum, considera il fattore “technological readiness” quale uno dei dodici pilastri alla base della competitività di ogni Paese. Secondo il Gdi 2012-2013, l’Italia è quarantesima (su 144 nazioni) in termini di preparazione tecnologica, ovvero l’agilità con la quale l’economia è in grado di adottare le tecnologie esistenti per migliorare la produttività. Questo parametro consente di valutare la capacità di sfruttare le potenzialità offerte dall’Information and Communication Technology allo scopo di migliorare l’efficienza dei processi e liberare risorse da investire in progetti innovativi. Un altro dei parametri misurati dal Gdi è il livello di assorbimento delle nuove tecnologie da parte delle imprese, in questa classifica l’Italia si posiziona al 104° posto.

Ultima osservazione. Il disegno di legge per Agenda Digitale prevede e dichiara più volte che è la PA a dover trainare l’evoluzione IT che non significa solo implementazione e potenziamento dell’infrastruttura delle comunicazioni ma anche e soprattutto revisione della filiera di servizio e innalzamento della qualità.
Sarebbe interessante un’indagine simile anche a livello di PA, nazionale e a confronto con gli altri paesi.
Parlando del documento prodotto da ANCI Lombardia ho già fatto questa domanda.
Chissà se arriverà anche una risposta.


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