Dal vecchio al nuovo. Ma sul serio però

Non mi serve un esperto per sapere che la parola più abusata di questa campagna elettorale è CAMBIANENTO. E proprio parlando di questo, ci sono alcune cose che, personalmente, non sopporto.
La prima è che se ne abusi idealmente senza averne chiarezza concretamente.
Io la tecnologia ho imparato a usarla da umanista. Che è come dire un cane che impara ad andare in bicicletta. Così, quando mi parlano di rivoluzione ICT mi viene da chiedere come-esattamente come, e perchè-esattamente perché.
A me la primavera digitale mi trasforma in Loretta Goggi e, quando sento certi paroloni vuoti e vedo certe incompetenze, mi fa venire una gran voglia di cantare maledetta primavera.

L’altra cosa che mi dà fastidio è che quando il nuovo avanza lo fa da spocchioso. E crede di essere meglio del vecchio solo perché è nuovo.
Un po’ come quando negli anni novanta gli ingegneri gestionali piombavano in azienda e ti spiegavano che come avevi lavorato tu per un’intera vita dimostrava quanto poco ci capivi del mondo e dei suoi meccanismi intrinsechi. E non fa niente se facevi impresa da quarant’anni dopo aver fatto pure la guerra: niente capivi e tutto dovevi imparare.
Ecco: a me il nuovo che avanza mi fa dire vieni avanti cretino; con tutto il rispetto che ho per Lino Banfi, sia ben chiaro.
Ricordo al genere umano  che l’unico vero nuovo che è piombato sulla terra e ha rivoluzionato tutto è stata una pioggia di meteoriti che ha causato l’estinzione dei dinosauri.
Ora: forse i social network, i blog e il cloud sono delle meteore nelle nostre vite. Ma non credo ci cambieranno così radicalmente.
Noi siamo ancora creature della realtà. Abbiamo ancora bisogno di bere, di respirare, di nutrirci e di espletare funzioni ben più basiche di un evolutissimo Ctrl+W.

Ci sono quelli che credono che i new media siano la chiave di una nuova alba dell’umanità.
Ma poi, quando una terra terra come me gli chiede come, si lasciano trasportare dal vortice degli ideali pur di non rispondere davvero.
E poi, mi capita di leggere finalmente un bello spunto operativo: che i media corporativi (televisione pubblica in primis) si carichino del compito di alfabetizzare i loro spettatori per trasformarli in utenti.
Mi dispiace, ma io alle rivoluzioni che prima spazzano e poi ricostruiscono non ci credo. L’igiene della guerra (anche se digitale) per me è una prospettiva fallimentare sul nascere.
E poi perché buttare e anche solo snobbare un patrimonio di esperienze e di canali che potrebbero essere riconvertiti attraverso un patto generazionale tra analogico e digitale?

Ridiamoci su: una vecchia pubblicità della Ericsson. Pensando a come i telefonini oggi invadono la nostra vita, forse era una premonizione…


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