Mar 10 2016

Fujisawa : la città fatta solo di futuro

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Per realizzare il suo prototipo di smart city, il colosso Panasonic ha scelto una strada sempre più battuta: non l’innesto di tecnologia in ambienti urbani già esistenti, bensì la creazione da zero di una nuova città, Fujisawa.
Un modello di cui abbiamo visto i buoni esiti anche noi, nel nostro piccolo, con il sito Expo’ 2015, realizzato da Cisco con un’integrazione e una pervasività tecnologica mai sperimentata fino ad ora.
Ma qui si apre il quesito: un conto è un sito di circa 2 kmq dedicato a un evento internazionale; ben altra questione è una città creata dal nulla.
Per quanto dotata di ogni comfrot e di tutti gli optional possibili, a livello di singola unità abitativa così come di distretto, può esserci una città che nasca e cresca senza arrivare prima da una storia umana, da un fattore che unisca le persone prima delle reti e delle infrastrutture?
Fino ad oggi, Continue reading


Mar 10 2016

UCRONIA o dell’inquietudine della virtualità

Soltanto fino a dieci anni fa, l’idea di poter vivere in una realtà parallela era qualcosa che apparteneva ancora di diritto al mondo della letteratura e della fantascienza. Gli inglesi la chiamano ucronia: una realtà aternativa che non può essere perché non esiste, è un non-tempo (unione dal greco della negazione au- con chrònos).
Oggi, invece, siamo arrivati al punto di diffidare di chi non ha almeno un’altra vita oltre a quella reale.
Questo perché in internet, volenti o nolenti, dobbiamo viverci tutti. E non è una cooptazione volontaria: in rete ci stiamo per lavoro, per avere servizi e documenti, per informarci, per fare acquisti, per conoscere altre persone.

Il 2005 è l’anno in cui chi vive solo nella realtà è diventato “strano”. Perché quello è l’anno in cui è esploso il fenomeno dei social network, cioè dei siti che nascono per l’unico e preciso scopo di far incontrare le persone. Se all’inizio erano un posto conoscersi, discutere e scambiarsi informazioni, i social network sono oggi il luogo in cui più di frequente ci innamoriamo. E sono la prima causa di separazioni e divorzi.
In altre parole: da quando ha conquistato anche l’amore, la rete è il posto che più abitiamo nella nostra vita.
Un posto dove tutte le regole sociali che abbiamo conosciuto e studiato negli ultimi due secolo si sono sovvertite.
Come quella dei piccoli mondi Continue reading


Feb 27 2016

SMART MEETINGS 2016 | BENVENUTI A UCRONIA

Ucronia webInformarsi. Capire. Partecipare. Essere connessi. La tecnologia oggi ci promette di essere al centro di un flusso continuo di informazioni. In altre parole: avere il senso di essere del presente, del qui e ora. Possiamo fare tutto, possiamo sapere tutto, possiamo parlare con chiunque. Ma quali sono gli effetti reali di questo fiume ininterrotto di stimoli sulla nostra vita?
Anche quest’anno, a partire dal 2 marzo tornano quest’anno gli SMART MEETINGS, gli incontri promossi dal Comune di Brescia nell’ambito dell’Agenda Digitale Urbana per comprendere la città del presente e immaginare quella del futuro. Un incontro aperto a tutti, gratuito, per capire con parole semplici il complesso scenario offerto dalle nuove tecnologie.

Gli appuntamenti si terranno il 2, 9 e 16 marzo alle 18, nella White Room del Museo di Santa Giulia. L’ingresso è libero e tutti sono invitati a questi tre tavoli con i protagonisti dell’innovazione che racconteranno se stessi e il loro contributo alla smartness (una parola che racchiude e sintetizza la presenza sistemica della tecnologia a supporto si maggior efficienza, sostenibilità, partecipazione dei cittadini per un generale innalzamento della qualità di vita) delle città e dei territori, dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano.
Il titolo di questa edizione è UCRONIA, un termine che deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (per analogia con utopia che significa “nessun luogo“). Il suo corrispettivo inglese è alternative history (storia alternativa). UCRONIA è il termine che l’Università della California del Sud (University of Southern California) ha utilizzato in uno studio recentemente pubblicato per indicare il momento storico in cui viviamo, ribattezzato “l’età dell’interruzione”. In particolare, nello studio, si legge questa considerazione: Continue reading


Gen 22 2016

Il punto di vista dalla strada

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Provo sempre una fitta al cuore quando leggo i numeri sull’innovazione e le città intelligenti. Non per i numeri in sé, ma perché delle nostre città -che così poco ci appartengono e che abitiamo spesso senza parteciparle- ci si limiti a descrivere la statistica e non la vita. Come, per esempio, se della persona che amiamo dicessimo l’altezza, le misure o il numero di scarpe e non che quando ride per noi è irresistibile o che sa ascoltarci mentre ci lamentiamo con il giusto equilibrio tra comprensione e la spinta a reagire. O se del nostro futuro ci limitassimo a dire quanti anni vogliamo vivere e non che sogni vorremmo realizzare.
Questa per me è stata una lunga e intensa settimana di lavoro. Ma è stata anche una delle settimane più motivanti, perché sono usciti due articoli (entrambi su La Stampa) così belli che non vedevo l’ora di condividerli qui.

Il primo porta la firma di Massimo Russo, che con la scusa di recensire l’ultimo libro di Evgeny Morozov intitolato “Silicon Valley: i signori del silicio” spiega meglio di quanto potrei fare io perché il digitale è politica, il web non è un media neutrale ed esiste una battaglia di diritti che ancora va combattuta e difesa nella vita virtuale come in quella reale. Lo leggete qui.

Il secondo, invece, raccoglie attraverso l’intervista che Carlo Grande fa all’architetto e urbanista Daniel Libeskind una poetica riflessione sul senso umano della città che dobbiamo costruire. La leggete tutta con la dovuta attenzione a questo link.
Io porto con me due passaggi chiave, che qui cito e che quotidianamente faccio miei:

Ogni città richiede soluzioni specifiche, a New York come a Milano. Bisogna ”connetterle” e rispettare il genius loci. Non basta un po’ di verde sui balconi. La città sono le persone, l’empatia, i luoghi d’incontro. Sono il mondo, quello che il mondo produce. I desideri del mondo vengono dalle città: sono imprevedibili, misteriose.

Tanti pensano che la tecnologia risolverà tutti i problemi, ma la cosa che dà speranza è comprendere la complessità umana. Servono meno tecnocrati e burocrati e più poeti, astronomi, letterati, danzatori. Più qualità e meno quantità.

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Dic 17 2015

Al via su DeRev il crowd funding per LAB6

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Succede di nuovo: siamo i primi.
C’è qualcosa di cui si parla, sembra uno strumento più che utile, sembra la svolta, serve qualcuno che inizi.
Anche questa volta, a iniziare siamo noi, il comune, la città e i cittadini di Brescia.
Stavolta è il crowd funding, cioè quel meccanismo che riunisce streumenti del marketing, della finanza e della partecipazione (il termine giusto è engagement) per raccogliere i fondi necessari a consentire l’avvio di un progetto,artistico i imprenditoriale. In questo caso, si tratta di crowd funding per la social innovation, cioè di una richiesta di sostegno ai cittadini per una o più imprese no-profit che lavorino a fianco del welfare cittadino, che forniscano servizi a cittadini più deboli e svantaggiati per dargli competenze e strumenti utili a vivere in autonomia e dignità la propria vita quotidiana.

Ad Agosto, ANCI e WIND hanno lanciato un bando per progetti di social innovation che avessero bisogno di sostegno per essere avviati o implementati. In palio, una campagna su DeRev, prima piattaforma nazionale di crowd funding per il sostegno a progetti sociali sostenuta da Wind. Brescia ha presentato il progetto LAB6, ha vinto la selezione e da oggi è una delle tre campagne attive insieme a quelle dei comuni di Saluzzo e Taranto.
La campagna la trovate a questo link.
Potete contribuire con quello che potete, basta anche solo rinunciare a un caffé e contribuire con un euro. Sono previste ricompense per ogni scaglione di donazione fino a mille euro.
Ma soprattutto, la raccolta fondi sosterrà l’acquisto di strumenti e macchinari necessari ai laboratori sociali.
Meglio di me, lo spiegano loro direttamente in questo video di presentazione della campagna.
Contribuite alla raccolta diffondendolo: ci aiuterete a far conoscere l’iniziativa e, soprattutto, a raccogliere fondi.

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Nov 26 2015

Un Hangar per l’arte

L'ingresso di Hangar Barcelona

L’ingresso di Hangar Barcelona

Con l’occasione della riunione semestrale del Join Programme, che questa volta si è tenuta a Barcellona, mi sono presa qualche ora per visitare un posto di cui avevo sentito parlare e che, mi era stato detto, avrebbe potuto essere un modello per BREND.
Si tratta di Hangar Barcelona, o meglio Hangar.org: una fondazione che ha come scopo la promozione e la tutela della produzione e della condivisione dell’arte e della creatività, in tutte le sue forme e quale pilastro fondante di una cultura del bene comune e della comunità, come ricorda -con parole loro- il Rapporto 2014:

Aquestes accions han tingut un molt bon resultat i estan conformant una comunitat informal però fidelitzada que ens ajuda a generar un espai on es creuen i es comparteixen sabers i habilitats, un lloc per construir artefactes i discursos de diversa índole en codi sempre obert.

Nata quasi vent’anni fa per volontà dell’Associazione degli artisti catalani (AAVC) è oggi un centro multi-servizio che accompagna e sostiene la nascita e lo sviluppo di progetti d’arte, fornendo agli artisti e ai creativi servizi di supporto, tutoraggio e comunicazione necessaria a farsi conoscere. Qui potete trovare nel dettaglio cosa fa Hangar e come lo fa. Oltre agli atelier e agli spazi comuni, come la cucina o la sala gioco, ci sono aule attrezzate per la formazione, grandi spazi a disposizione degli ospiti, studi e atelier riservati e accessibili 24/7, un laboratorio di elettronica, uno schedario e archivio, postazioni multimediali e una residenza per gli ospiti.
Si accede ad Hangar mediante presentazione di un progetto artistico. Si può avere diritto a una sovvenzione con una piccola somma e l’alloggio gratuito in residenza (in media, tra i sei e i dodici mesi) oppure si può affittare uno studio con un costo compreso tra i 70 e i 150 €.
Hangar ha personale a disposizione che supporta gli artisti, trova esperti e tecnici, li assiste nelle fasi più critiche di realizzazione delle opere. Se poi i creativi necessitano di competenze specifiche, vengono messi in contatto con professionisti con i quali trattano direttamente.
Internamente, c’è anche uno spazio di co-working e un ufficio comunicazione che svolge servizi anche per terzi.

Hangar.org è oggi una fondazione. Continue reading


Ott 12 2015

I diritti dei dati e il diritto ai dati

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Non mi stancherò mai di predicarlo: l’innovazione è molto più della connessione.
Se immaginiamo di raffigurare il mercato e il progresso come una piramide, allora in cima ci stanno l’economia e l’innovazione, mentre alla base rimangono finanza e app. La crescita e la sostenibilità sono proiezioni di lungo periodo, hanno bisogno di direzione, di guida, di visione e di competenze culturali solide e trasmissibili.
Ma tutto questo gira intorno a un fulcro che non cambia: quello dei dati.
I dati siamo noi: sono le informazioni che ci riguardano, che produciamo noi o di cui siamo protagonisti.
E dunque, aprire i dati significa liberare la risorsa su cui costruire le nuove piramidi del mercato e del progresso, in cui anche nella proiezione del mondo reale, nella virtualità, nella finanza, nei mercati, ci sia di nuovo al centro la persona. I dati siamo noi. Se vogliamo essere liberi, dobbiamo liberare i dati.

La carta internazionale sui dati aperti è proprio questo: una dichiarazione sui diritti dei dati; che dichiara cosa sono i dati aperti, come e perché devono essere resi disponibili e quali sono i principi etici ed economici che sottostanno alla loro apertura.
La trovate qui: INTERNATIONAL OPEN DATA CHARTER.
Ed è una lettura che vi catapulterà dritti in un futuro dove il progresso non è una parola piena di metafore, ma un cammino concreto e meraviglioso, così possibile che vi stupirete non sia già reale.
Ed è bella sin dal suo esordio, la definizione di open data, semplice e prammatica: Continue reading


Set 22 2015

Domenica si cresce! Parte BinarioZero

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Saremmo onorati di averti presente in qualità di relatore, riconoscendo nella tua esperienza un eccezionale manifesto della capacità di crearsi una nuova opportunità lavorativa partendo dai propri interessi e dalla capacità di interpretare le nuove dinamiche del mondo del lavoro.

…con un invito così, come avrei potuto rifiutare?
E dunque: domenica 27 sarò ospite a un bell’appuntamento, che inizia proprio questo weekend e che speriamo duri a lungo, per molti anni, con molti nuovi appuntamenti e tante conseguenze, tutte positive. Perché quando parliamo di innovazione, l’unico risultato a cui davvero miriamo è il contagio, la propagazione, il coinvolgimento di tutti in una visione di futuro possibile. Soprattutto quando, come in questo caso, il focus è quello del lavoro e dell’impresa.

Quindi, se domenica mattina alle 10,30 siete dalle parti di Paderno Dugnano, venite a sentire la tavola rotonda a cui siederò anch’io e moderata da Francesco Riccardi, caporedattore di Avvenire e giornalista esperto sui temi di economia e lavoro.
Oltre al mio, ci saranno gli interventi del prof. Giovanni Fosti del Cergas Bocconi (dal cui lavoro nasce questo simposio); Daniele Sacco, direttore della Cooperativa sociale Due Punti e a Capo; e Marco Durante, AD di Phonetica

Ah: c’è pure il servizio di baby-sitting. E se non è essere smart questo…
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Set 8 2015

L’Italia indecente

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In Italia abbiamo:
gli indiani negli allevamenti
i senegalesi nei campi
i turchi in cucina
i marocchini in fonderia
i pakistani al tornio
gli egiziani a cuocere il pane
o a lavare i piatti
i cinesi a cucire
le cinesi a fare unghie e capelli
le filippine a pulire
le ucraine a stirare
le russe a cambiare gli anziani
le sudamericane a badare ai bambini
gli slavi sui tetti.
E poi, naturalmente, ci sono quelli che fanno andare davvero avanti l’Italia, come gli spacciatori, i venditori ambulanti, le prostitute, gli scassinatori, i truffatori.

Però io stamattina leggo titoli come:
L’immigrazione selettiva della Germania
Al lavoro e a studiare tedesco
L’accoglienza dei profughi è la rivincita morale della Germania
Le “porte aperte” di Angela Merkel sono il tentativo di riscatto etico dagli orrori nazisti Continue reading


Lug 12 2015

Oltre la morte c’è solo internet

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Con oltre vent’anni di vita del web relazionale, la domanda ormai è pressante: cosa succede alla nostra vita virtuale quando siamo fisicamente, materialmente, definitivamente morti?
Sul tema dell’eredità digitale o del testamento sui contenuti vi rimando a ben altri contributi.

Io oggi sono affascinata da qualcosa di completamente inatteso, almeno per me.
Qualcosa che, in alcuni casi, ha fatto proprio la strada inversa: è tornato dalla morte alla vita; e ha potuto farlo attraverso la rete.
Sto parlando di lyrikline.org, un sito che raccoglie le voci dei poeti che leggono i loro stessi componimenti.
L’hanno realizzato, come riporta l’informativa che trovate nel footer, la Literaturwerkstatt Berlin con una rete di sostenitori e contributors.
Ve lo dico: io ne sono già dipendente. Non solo per la stima a questo progetto che, nella sua semplicità (è una banca dati di registrazioni audio gratuita e accessibile) fa concretamente della cultura una cosa viva, un bene comune, una testimonianza; ma anche per la capacità di usare il web per annullare le dimensioni (ossia: i limiti) della vita, che sono il tempo e lo spazio.
E anche perché… ma ve lo spiega meglio di me Ceronetti:

La poesia non è staccabile dal proprio suono, o perderà la virtus terapeutica, profilattica e magica, che ne è gran parte. Se una versione in altra lingua non possiede un suono proprio che guarisce, non vale che come indicazione per l’incantesimo da praticare per mezzo del testo originale.

da Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

La poesia è poesia.
E se -grazie alla tecnologia- con lei sopravvive anche il poeta, o anche solo la sua voce, allora oggi è un po’ più eterna di ieri.
Buon ascolto!