Dic 17 2015

Al via su DeRev il crowd funding per LAB6

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Succede di nuovo: siamo i primi.
C’è qualcosa di cui si parla, sembra uno strumento più che utile, sembra la svolta, serve qualcuno che inizi.
Anche questa volta, a iniziare siamo noi, il comune, la città e i cittadini di Brescia.
Stavolta è il crowd funding, cioè quel meccanismo che riunisce streumenti del marketing, della finanza e della partecipazione (il termine giusto è engagement) per raccogliere i fondi necessari a consentire l’avvio di un progetto,artistico i imprenditoriale. In questo caso, si tratta di crowd funding per la social innovation, cioè di una richiesta di sostegno ai cittadini per una o più imprese no-profit che lavorino a fianco del welfare cittadino, che forniscano servizi a cittadini più deboli e svantaggiati per dargli competenze e strumenti utili a vivere in autonomia e dignità la propria vita quotidiana.

Ad Agosto, ANCI e WIND hanno lanciato un bando per progetti di social innovation che avessero bisogno di sostegno per essere avviati o implementati. In palio, una campagna su DeRev, prima piattaforma nazionale di crowd funding per il sostegno a progetti sociali sostenuta da Wind. Brescia ha presentato il progetto LAB6, ha vinto la selezione e da oggi è una delle tre campagne attive insieme a quelle dei comuni di Saluzzo e Taranto.
La campagna la trovate a questo link.
Potete contribuire con quello che potete, basta anche solo rinunciare a un caffé e contribuire con un euro. Sono previste ricompense per ogni scaglione di donazione fino a mille euro.
Ma soprattutto, la raccolta fondi sosterrà l’acquisto di strumenti e macchinari necessari ai laboratori sociali.
Meglio di me, lo spiegano loro direttamente in questo video di presentazione della campagna.
Contribuite alla raccolta diffondendolo: ci aiuterete a far conoscere l’iniziativa e, soprattutto, a raccogliere fondi.

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Set 22 2015

Domenica si cresce! Parte BinarioZero

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Saremmo onorati di averti presente in qualità di relatore, riconoscendo nella tua esperienza un eccezionale manifesto della capacità di crearsi una nuova opportunità lavorativa partendo dai propri interessi e dalla capacità di interpretare le nuove dinamiche del mondo del lavoro.

…con un invito così, come avrei potuto rifiutare?
E dunque: domenica 27 sarò ospite a un bell’appuntamento, che inizia proprio questo weekend e che speriamo duri a lungo, per molti anni, con molti nuovi appuntamenti e tante conseguenze, tutte positive. Perché quando parliamo di innovazione, l’unico risultato a cui davvero miriamo è il contagio, la propagazione, il coinvolgimento di tutti in una visione di futuro possibile. Soprattutto quando, come in questo caso, il focus è quello del lavoro e dell’impresa.

Quindi, se domenica mattina alle 10,30 siete dalle parti di Paderno Dugnano, venite a sentire la tavola rotonda a cui siederò anch’io e moderata da Francesco Riccardi, caporedattore di Avvenire e giornalista esperto sui temi di economia e lavoro.
Oltre al mio, ci saranno gli interventi del prof. Giovanni Fosti del Cergas Bocconi (dal cui lavoro nasce questo simposio); Daniele Sacco, direttore della Cooperativa sociale Due Punti e a Capo; e Marco Durante, AD di Phonetica

Ah: c’è pure il servizio di baby-sitting. E se non è essere smart questo…
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Mag 14 2015

2015 : l’anno del crowdfunding

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Ricevo da Tip Ventures un’interessante mail a proposito di crowdfunding, ovvero raccolta diretta di capitali attraverso la rete a sostegno di una start-up di prodotto/servizio.
Le due tipologie più comuni sono quella equity [con offerta di capitale sociale in cambio dell’investimento a rischio] o reward based [ossia pre-acquistando il prodotto/servizio].
Dopo averlo approfondito durante gli ultimi Smart Meetings il crowdfunding mi affascina sempre di più.
Non solo per la sua capacità di azzerare le fasi di test per una nuova impresa, ma anche perché -semplicemente esistendo- sta rimettendo in discussione le regole dell’intermediazione finanziaria e del capitalismo, restituendo un concetto di “fare impresa” che teorizzò già Schumpeter oltre un secolo fa e che è molto più vicino alla creatività, al rischio e a un senso di futuro rispetto al modello capitalista che ci portiamo dietro. O meglio: che ci stiamo trascinando.
Insomma: un’altra economia è già possibile.
E qui vi riposto il testo della newsletter invitandovi a seguire e approfondire con Tip.ventures e altri blog la quarta economia. Continue reading


Mar 25 2014

UE e imprese: la farsa continua

Ricevo e ripubblico volentieri la notizia di una nuova iniziativa UE a sostegno delle imprese.
La notizia, in breve, è questa qui ed è tratta dal sito Obiettivo Europa:

L’UE definisce un nuovo approccio per aiutare le aziende con problemi finanziari e dare agli imprenditori in erba una seconda possibilità. Ogni anno nell’UE circa 200 000 imprese rischiano di fallire, togliendo il lavoro a 1,7 milioni di persone. Occorre fare di più per consentire alle imprese in difficoltà di ristrutturarsi in modo tempestivo e rimanere in attività. Una riforma delle norme nazionali in materia d’insolvenza andrebbe a vantaggio di tutti gli interessati. Non si limiterebbe a tutelare le imprese redditizie e a salvaguardare i posti di lavoro, ma servirebbe anche a ridurre il rischio per gli investitori, migliorare le restituzioni ai creditori e incoraggiare gli investimenti transfrontalieri. Per ottenere un sistema più coerente, l’UE raccomanda ai governi nazionali di mettere in atto misure che aiutino le imprese a ristrutturarsi tempestivamente Continue reading


Feb 14 2014

Ci vuole un fisco bestiale (per fare una start-up)

Nel mio inguaribile ottimismo, continuo a pensare che non sia lontano il giorno in cui aprirò il sito di Agenzia delle Entrate, del Ministero dell’Economia, dell’INPS o anche solo del Comune o della Camera di Commercio e dentro ci troverò un elenco di opportunità per chi ha talento imprenditoriale da vendere su un mercato ancora da creare.
Non è impossibile: l’anno fatto a New York e lo stanno facendo a due passi da noi in Svizzera. Come dire: l’erba del vicino è sempre più verde perché paga meno l’acqua e può contrattare una tassazione fino a un massimo del 25% reale. Niente male.

E siccome, oltre a essere un’ottimista, vivo e lavoro in un tempo in cui le città sono più virtuose delle nazioni e molto più democratiche delle confederazioni sovranazionali, ho chiesto a chi la pensa come me di darmi una mano per provare insieme a immaginare una smart city in cui le start-up si sentano davvero accolte e in cui ci sia un occhio di riguardo per chi vuole fare impresa innovativa. Ne è nato un articolo che il Corriere della Sera ha pubblicato ieri 13 febbraio e che offre alcuni spunti immediatamente realizzabili nel contesto urbano, nel rispetto del patto generazionale d’impresa e dei mandati di enti e istituzioni. In altre parole: un piccolo inizio per un grande futuro. Buona lettura!

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Smart city e nuova impresa: il modello americano della no-tax area

Il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo ha lanciato “uno dei più ambiziosi programmi di sviluppo economico degli ultimi decenni”: trasformare i campus e i centri di ricerca (noti come Tech Valley) in una grande no-tax area per imprese innovative e nuovi modelli di business. “Dieci anni a tasse zero” è infatti lo slogan che appare sul sito di SUNY o Start-UP NY (startup-ny.com) che elenca le esenzioni destinate alle start-up più promettenti Continue reading


Gen 27 2014

2014: l’anno senza agenda (digitale)

La rivista on line Pioniero (Maggioli editore) pubblica in questi giorni un bell’articolo con un titolo che non lascia scampo: Agenda Digitale, che infinita tristezza
Dell’articolo,che solleva molte questioni di primaria importanza, mi interessa citare questo passaggio:

La cosa più incredibile è il tempismo col quale i protagonisti dell’agenda digitale si distaccano, tutti uniti, da un tema di assoluta rilevanza per il futuro del nostro Paese. Siamo francamente sconcertati da quanto letto nella bozza della programmazione dei fondi strutturali 2014-2020, elaborata dagli uffici del Ministro per la Coesione Territoriale, nella quale non c’è traccia di assegnazione dei fondi europei alle infrastrutture digitali.
Si prevedono, infatti, solo fondi nazionali per lo “sviluppo e coesione” (ex FAS). Se il testo venisse confermato sarebbe a rischio, per mancanza di risorse, l’intero impianto dell’agenda digitale di Francesco Caio, soprattutto relativamente alle questioni più impegnative legate alle nuove reti a banda ultra-larga, i data-center della Pubblica Amministrazione, le piattaforme cloud.

Le mie perplessità sull’AGID e la sua reale utilità non sono mai state un mistero. Da consulente nella PA so benissimo che il grande rischio di un organismo innestato nella macchina amministrativa è l’isolamento. E il rinnovamento procedurale, la trasparenza, la digitalizzazione e l’accessibilità ai servizi non sono certo cosucce da farsi in outsourcing. Continue reading


Feb 21 2013

Start o stop?

Claudio Rorato del PoliMI firma per il Corriere Comunicazioni un’interessante ricognizione sulla questione start-up nazionale. Una volta tanto, l’approccio è un po’ più allargato rispetto alla semplice tecnologia (oltre le app c’è di più) o geografia (wikiregioni contro far west tecnologici).
Secondo Roarto e Rangone (anche lui PoliMI) quello delle start-up avrebbe dovuto essere il naturale orizzonte di una nazione da sempre caratterizzata dalla presenza di piccole e medie imprese (oltre il 25% del totale nazionale) di per sé in grado di rilevare velocemente la domanda e adattarsi al mercato.
Gli ostacoli, che si traducono in un mancato rinnovamento imprenditoriale e di business, sono da attribuire a: Continue reading


Gen 23 2013

Dal vecchio al nuovo. Ma sul serio però

Non mi serve un esperto per sapere che la parola più abusata di questa campagna elettorale è CAMBIANENTO. E proprio parlando di questo, ci sono alcune cose che, personalmente, non sopporto.
La prima è che se ne abusi idealmente senza averne chiarezza concretamente.
Io la tecnologia ho imparato a usarla da umanista. Che è come dire un cane che impara ad andare in bicicletta. Così, quando mi parlano di rivoluzione ICT mi viene da chiedere come-esattamente come, e perchè-esattamente perché.
A me la primavera digitale mi trasforma in Loretta Goggi e, quando sento certi paroloni vuoti e vedo certe incompetenze, mi fa venire una gran voglia di cantare maledetta primavera.

L’altra cosa che mi dà fastidio è che quando il nuovo avanza lo fa da spocchioso. E crede di essere meglio del vecchio solo perché è nuovo. Continue reading


Gen 10 2013

IT: infrastruttura o costo?

Il Corriere delle Comunicazioni riporta i dati dell’insagine condotta da Vanson Bourne che lancia un allarme molto serio per le imprese italiane.
Non si tratta tanto del solito alert sull’arretratezza informatica (soprattutto dei vertici d’impresa), quanto per uno state of mind tutto nostrano:

Il 59% dei Cio interpellati nello studio per l’Italia, ritiene che nonostante il positivo impatto di tecnologie dirompenti, come il cloud computing, il management aziendale continua a non considerare l’IT come un asset autenticamente strategico ma piuttosto come uno dei tanti “costi di esercizio”. I vertici aziendali non sempre comprendono fino in fondo che al di là dei semplici effetti di razionalizzazione ed efficienza, la tecnologia può creare un radicale cambiamento nei processi interni e nel modo di lavorare delle persone. Questa scarsa percezione del valore dell’IT genera un effetto negativo in termini di produttività, flessibilità, tempestività su mercati particolarmente sensibili a servizi e prodotti ad alto contenuto tecnologico.

Non risorsa, non infrastruttura, bensì costo d’esercizio: questa è la valutazione dell’IT nell’impresa nazionale. Ricordando che il cambiamento passa prima di tutto da un fattore culturale, non possiamo fare a meno di chiederci quanto ci penalizza questo atteggiamento.

Il “Global Competitiveness Index” (Gdi), stilato dal World Economic Forum, considera il fattore “technological readiness” quale uno dei dodici pilastri alla base della competitività di ogni Paese. Secondo il Gdi 2012-2013, l’Italia è quarantesima (su 144 nazioni) in termini di preparazione tecnologica, ovvero l’agilità con la quale l’economia è in grado di adottare le tecnologie esistenti per migliorare la produttività. Continue reading


Gen 9 2013

Quello che i soldi non possono comprare

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La bella notizia di oggi è questa: a giorni uscirà il nuovo libro di Michael Sandel.
Di nuovo, dopo Giustizia, lo pubblica Feltrinelli. Di nuovo, nella collana Etica.
Se vi state interessando di tematiche connesse alla città del futuro, Sandel è una tappa irrinunciabile. E questo per molti motivi.
Il primo è che affronta temi connessi al nostro senso della libertà, dell’etica e del bene comune, ossia quei valori che tutti ci impegnamo a tutelare quotidianamente. Lo fa affrontando una per una le correnti di pensiero che ci hanno portato a essere ciò che oggi siamo, dal liberismo all’utilitarismo, dallo stato minimo al mercato globale.
Poi perché ha carisma e preparazione.
Poi perché lo fa in modo smart: fa domande e accende l’intelligenza e il senso critico, fomentando il dibattito civile.

Le sue lezioni di economia politica sono così belle e appassionanti che dalle aule di Harvard spesso gli tocca spostarsi in un teatro per ospitare tutti quelli che vogliono esserci.
Sul sito della BBC trovate uno dei cicli dedicati alla Giustizia, termine complesso che ha dato il titolo a un altro suo bellissimo libro già pubblicato in Italia da Feltrinelli.
Qui sotto, vi lascio con uno dei suoi interventi.
E un piccolo estratto da Justice – Giustizia.

Ah, il nuovo libro si intitola “Quello che i soldi non possono comprare. I limiti morali del mercato”. Immagino approfondirà uno dei suoi argomenti di battaglia, ovvero i limiti del capitalismo di cui viviamo oggi le peggiori ripercussioni e la consapevolezza del collasso in corso.  Secondo Sandel, il mercato è uno strumento, non un fine.
Leggendolo, è facile sostituire la parola mercato con tecnologia e ottenere lo stesso risultato; più o meno, invertendo i fattori, l’etica non cambia. Continue reading