ANCI: appello alla comunità

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L’e-government non è un fine da perseguire, ma uno strumento da utilizzare per migliorare/trasformare le modalità operative della pubblica amministrazione e le relazioni tra questa e i suoi utenti (cittadini e imprese).

ANCI Lombardia non ce la manda a dire nel suo sintetico ma deciso documento in cui fa il punto sulle pre-condizioni che occorrono ai Comuni per attuare realmente le misure previste dall’Agenda Digitale DL.179 18 ottobre 2012.
Nelle macro-aree di intervento individuate dal provvedimento, ANCI distingue due categorie:
1 > quelle in cui i Comuni hanno un ruolo diretto e svolgono un ruolo determinante, ovvero: Smart Cities, E-governement e Competenze digitali;
2 > quelle in cui i Comuni non hanno un ruolo attivo, ma ne ricavano un sostegno infrastrutturale: Infrastruttura e sicurezza, Ricerca e innovazione, E-commerce.

La Lombardia non è diversa dalle altre regioni italiane e, dunque, per tutte possiamo leggere la seguente considerazione:

Nell’attuale quadro di finanza pubblica e considerata la ridotta presenza nei comuni piccoli e piccolissimi di competenze specialistiche, la possibilità che i piccoli comuni possano partecipare attivamente ai percorsi di innovazione passa attraverso il rafforzamento dei sistemi aggregativi.

Per avviare concretamente il percorso, dunque, ANCI sposta l’asse della Smart Coty dalla tecnologia al lato umano, dando tre parole chiave per la pubblica amministrazione:

> COOPERAZIONE, tra singoli Comuni (aggregazione) e tra Comuni e Regione per agevolare l’interscambio di dati, esperienze, informazioni

> CAPITALE UMANO, da valorizzare e sviluppare per non acuire “l’asimmetria informativa tra fornitori e utenti di tecnologia”.

> COMMUNITIES, lavorando sul senso di comunità e sull’inclusione e non solo sull’elaborazione di nuovi modelli commerciali e di business.

Questo appello di ANCI alla responsabilità civile e al senso della comunità è stato un passo importante: nella Regione italiana a più alta concentrazione di ICT il forte richiamo è per un ruolo proattivo dell’Istituzione che certamente sostenga e valorizzi un nuovo dinamismo dell’impresa sul territorio (nell’Agenda Digitale i servizi pubblici su ICT sono più volte richiamati come “traino” virtuoso dell’impresa potenziata dal digitale) ma che sigli prima di tutto un patto con i propri cittadini per un progresso a cui tutti possano partecipare.

Non è solo questione di mezzi (la tecnologia) né di finalità (lo sviluppo urbano e regionale) : la smart city è questione di partecipazione. E il percorso di sviluppo non può essere altro che una nuova educazione civica per tutti gli smart citizens!


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