Guerra delle reti

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Questo articolo è comparso sul Corriere della Sera del 19 giugno 2012.

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Guerra delle reti: Brescia strategica.

Durante la cerimonia di intitolazione della centrale di Premadio a Giuliano Zuccoli, il presidente del consiglio di gestione A2A Graziano Tarantini aveva molti pensieri per la testa. Uno di questi era il futuro di Selene. Sui giornali e sul sito bresciano del Corriere il giorno dopo apparivano diversi stralci di dichiarazioni a proposito di questa società, che nella grande famiglia A2A è sempre stata un’outsider. Nelle parole di Tarantini due sono i nodi cruciali. Primo: “unità di intenti”. Attualmente, gli intenti collimano con la decisione (presa) di A2A a cedere l’infrastruttura in fibra ottica impiantata da Selene nel sottosuolo bresciano a una società esterna. Tarantini fa esplicito riferimento a Metroweb, diventata nel 2012 il più agguerrito sfidante di Telecom nel potenziamento delle ITC con investimenti d’impresa e di governo. Durante il maggio nero in cui mercati e politica hanno voltato le spalle al player nazionale, il presidente Franco Bernabé ha ribadito che per Telecom l’abbattimento del digital divide (secondo gli obiettivi UE 2020 pari a 30 Mb per tutti e 100 Mb al 50% della popolazione) passa dal monopolio. «La nostra proposta è di una società delle reti unica, a maggioranza Telecom Italia (perché ha l’asset indispensabile che è il rame e le capacità tecniche necessarie) e in pochissimi anni (5-6) dare minimo 30 Mb», dice Bernabé. La guerra delle reti è iniziata; e con l’arrivo di Digitalia – questo il nome del documento che conterrà il piano per l’Agenda digitale italiana – in autunno si profila uno scontro all’ultima fibra i cui principali attori saranno Telecom Italia, Governo, Metroweb e Sanpaolo IMI, con un ruolo decisivo giocato dell’AGCOM. Il progetto F2I, la corazzata finanziaria che include al suo interno Metroweb e la cui sigla sta per Fondi italiani per Infrastrutture, è decisamente aggressivo: ultrabanda a 100 Mb in 30 città entro il 2015. Per questo, sta acquisendo hardware strategici. Come la rete di Genova, ceduta da Iren, che porta Metroweb oltre i 10mila km di fibra (Telecom ne possiede 4,3 milioni). Brescia sarebbe un’acquisizione strategica poiché l’infrastruttura installata a suo tempo da Selene si irraggia su un’area cittadina altamente produttiva, affamata di connessione e digiuna di servizi all’altezza della domanda. Inoltre, Metroweb non punta solo alle infrastrutture nei distretti cittadini e metropolitani, ma anche sui cablaggi di lunga distanza (con il potenziamento dei relativi nodi); e Brescia si trova lungo i due assi che vanno da Torino a Vicenza e da Milano a Bologna. Per aderire al piano Metroweb serve il placet della Loggia. Tarantini lo chiede a gran voce. Per cablare la città «cederemo solo le fibre ottiche», dice. Ma Brescia è già cablata: è questo che ha acceso l’interesse di Metroweb. Rimane dunque confusa la prospettiva di A2A che per bocca del suo presidente afferma che cedere gli asset di Selene «significherà valorizzarla». E forse proprio qui, sul terreno cittadino, è opportuno che la Loggia si faccia sentire. Non tanto per un sì o un no finanziario, quanto per una visione politica ad ampio raggio. Sul nazionale come sul locale la guerra sulle reti è fatta di strategie. Le nuove tecnologie (4G in primis) stanno arrivando e necessitano dell’infrastruttura in fibra con il vantaggio, grazie al wireless, di non essere invasive, specie nell’ultimo tratto. Dunque, per la Loggia, la decisione sul tavolo non è tanto chi possiede l’hardware, ma quali garanzie offre per lo sviluppo del software. E in una città già affamata di connessione e che sta partorendo una smartcity ambiziosa la risposta può davvero cambiare il futuro dei cittadini e delle aziende.


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